Il Cacciatore di Piante – capitolo V


narrativa / giovedì, Giugno 21st, 2018

-La chimica delle piante-

 

I volti di tutti i presenti erano puntati verso la televisione accesa in un angolo del locale, quando Anaid e io varcammo la soglia.
Al termine della cerimonia di benvenuto ella mi stava aspettando all’uscita dell’aula magna. Sulle prime pensai fosse lì per trascinarmi ancora una volta in qualche avventura, ma presto capii che desiderava solo assicurarsi che stessi bene e propormi di andare a mangiare qualcosa assieme.
«La vice rettrice sembrava davvero entusiasta quando ha parlato della ricchezza culturale che percepiva esserci nell’aula magna, dove ero seduto assieme a centinaia di ragazzi provenienti da paesi diversi dell’unione Europea. Queste esperienze abbattono i confini degli stati. Mi sono sentito orgoglioso di essere un cittadino europeo, prima ancora che italiano. Anzi, oggi più di sempre vorrei poter dire che tutto il mondo è la mia patria.»
«E oggi più di sempre è necessario essere convinti dell’insensatezza di ergere muri e confini. Sono d’accordo con te.»
Mentre prendevamo posto, quello che sembrava essere il proprietario del locale afferrò il telecomando e alzò il volume della televisione. Il servizio giornalistico riprendeva decine di migliaia di persone sfilare per le strade di Madrid. Una moltitudine di bandiere spagnole, catalane e europee veniva fatta sventolare dalla folla.
«Questa gente sta manifestando contro la volontà di una forza politica di rendere la Catalogna uno stato indipendente dalla Spagna. Sono già troppe le cose che allontanano tra loro le persone per aggiungere ancora barriere», disse Anaid.
Stavo guardando la folla riempire lo schermo, quando un cameriere ci chiese cosa desiderassimo. Ordinammo delle tapas, poi Anaid cambiò discorso.
«Allora dimmi, cosa ti affascina delle piante? Non abbiamo ancora avuto occasione di parlare realmente dei nostri interessi.»
«È difficile dirlo con poche parole. In casa fin da piccolo ho sentito parlare di botanica. Il libro di Botanica Sistematica che mi è stato sottratto è quello su cui studiò mia madre. A sua volta lei lo ebbe da uno studioso esperto della vita di Hooker.»
«Lo recupereremo, vedrai. Si sente che è importante per te.»
«Quando vedo una pianta, sento una curiosità profonda. Desidero conoscere il suo nome. E il tuo vero nome qual’è?»
«Helena. Mi chiamo Helena Flores. Ma se vuoi puoi continuare a chiamarmi Anaid. Dopo aver scritto la storia che hai letto tutti mi chiamano così.»
«Conoscere il nome è importante. In una parola ti è possibile sintetizzare le infinite caratteristiche di una persona. Pronunciando il genere e la specie di una pianta, con due soli suoni stai parlando dell’evoluzione che ne ha permesso l’esistenza. Stai riassumendo caratteristiche biologiche uniche e migliaia e migliaia di molecole chimiche.»
«Immagino che la chimica sia un altro dei tuoi interessi, sbaglio?»
«La chimica è una delle chiavi per comprendere le piante. Ma è anche vero che giocare con la chimica è stata una delle mie occupazioni preferite nei primi anni di liceo. Non puoi immaginare cosa combinavo con un gruppetto di compagni.»
«Racconta», rispose incuriosita.
«Un giorno ci infilammo nel laboratorio della scuola mentre il tecnico non c’era. Un mio amico portava due grosse borse piene di scarpe da ginnastica, mentre io ripassavo la ricetta che avevo scarabocchiato su di un foglio. Avevamo promesso ai compagni di classe di rendere più vivace la lezione di ginnastica. Sintetizzammo una piccola quantità di un esplosivo primario ad alto potenziale.»
«Cosa significa primario e ad alto potenziale?»
«“Primario” vuol dire che per innescare la reazione basta un piccolo shock, come un urto o una scarica elettrica; “ad alto potenziale” significa che la reazione di detonazione si propaga nel composto con una velocità superiore a quella del suono. Nel nostro caso preparammo del fulminato d’argento. È la stessa sostanza che c’è, ad esempio, nei petardi da ballo, quelle cartucce che basta gettare a terra perché facciano “pop”. »
«E le scarpe da ginnastica? Non dirmi che avete fatto quello a cui sto pensando.»
«Cospargemmo la suola di ogni scarpa di minuti cristalli di fulminato d’argento. L’ora di ginnastica fu spettacolare.»
«Mi incanta quello che racconti», rispose ridendo. «Ma ora voglio parlarti di una mia esperienza. Tempo fa conobbi uno sciamano.»
La guardai stupito. «Uno sciamano?»
«Sì, lo sciamano di un clan del Marocco. Fu un incontro che mi cambiò la vita. Partecipai a un rituale in cui le parole e la chimica di una serie di erbe mi fecero vedere il mondo in un modo che non credevo possibile per un essere umano.»
«In effetti so che in certe culture vengono utilizzate le proprietà allucinogene di alcuni vegetali per suscitare esperienze mistiche. È interessante.»
«Interessante? Questo è ciò che dice un qualsiasi occidentale convinto che le sue conoscenze siano le uniche corrette e infallibili. Quelle che ho vissuto non erano semplici allucinazioni, era magia.»
Mi chiesi cosa pensasse di questo, da scienziato, suo padre. Pensai al commento di Gallardo sul fatto che ella non fosse sempre affidabile e mi chiesi se si riferisse a questo atteggiamento ribelle nei confronti del metodo scientifico.
«Gallardo dice a mio padre quello che vuole sentirsi dire.»
La guardai allibito. «Come sai che ho pensato a…» iniziai, ma mi interruppe subito.
«Magia non è l’abracadabra che pensi. Quando parlo di magia mi riferisco a una forma profonda di intuizione. È la capacità di entrare nella vita di altri esseri: di percepirne le emozioni e i pensieri. È quello che chiamiamo superficialmente sesto senso. Eri convinto fosse solo un modo di dire? È perché a noi occidentali, che viviamo nella comodità, dopo tutto non serve. Per questo ce ne siamo dimenticati e lo abbiamo relegato a modo di dire scherzoso.»
Ripensai al modo con cui era comparsa alle mie spalle mentre osservavo il sarcofago della Dama di Cádiz. Ancora non capivo come avesse potuto essere sicura di trovarmi lì.
«I popoli del Nord Africa devono convivere col Sahara. Tu non hai idea della ferocia del deserto. I clan che non vivono nelle comodità della città hanno un solo modo per sopravvivere: percepire sentieri dove i tuoi occhi non vedrebbero altro che dune, sentire l’acqua delle oasi a chilometri di distanza. Per catturare un animale non possono permettersi di ispezionare per nulla enormi distese vuote. Devono guidare i passi della preda con piccoli stratagemmi che suggeriscano al suo istinto la strada da prendere.»
Ebbi l’inquietante percezione di essere stato la sua preda il giorno precedente.
«La chimica delle erbe probabilmente aiutò la mia mente a raggiungere lo stato necessario per il rituale, ma sono sicura che furono le parole dello sciamano a compiere la magia. Vidi il mio corpo trasformarsi. Fui un orso, una volpe e poi mille altri animali e esseri umani. Vidi le mie braccia diventare ali e prendere fuoco: ero una fenice. Quello fu il momento il cui riscoprii il sesto senso che fino ad allora era addormentato dentro di me.»
«È per questo che indossi un pendaglio a forma di fenice?», dissi riferendomi al pesante ornamento che avevo notato sul suo petto.
«Sì. È una collana d’argento che mi regalò lo sciamano. Mi disse che è un talismano della libertà.»
I rumori del locale e persino il sapore del cibo che stavo mangiando parevano lontani mentre ascoltavo le parole di Anaid. Il suono del suo cellulare interruppe l’incanto.
«È mio padre. Dice che hanno fatto una scoperta riguardante il tuo libro di botanica. Dobbiamo raggiungerlo nel suo studio.»

 

 

 

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